Riflessioni sulla liturgia della
16° - 17°- 18° - 19° Domenica del T.O. - C -


Noi possiamo fare il bene perchè è Dio a darcene la capacità.
Il Signore appare ad Abramo, a Mamre, sotto le sembianze di tre uomini.
Abramo è molto ospitale e, al termine della visita riceve la promessa di un figlio.
Gesù è ospite delle sorelle di Lazzaro: Marta serve, ma viene lodato l’atteggiamento di Maria, quello cioè dell’attenzione alla parola di Cristo, della meditazione di Lui, contro uno zelo eccessivo.
L’importante, dice San Paolo nella seconda lettura, è che Cristo sia annunciato, magari anche nella sofferenza, perché ogni uomo sia perfetto in Lui.
Anche quando Gesù è ricevuto da amici di lunga data non si comporta come un ospite ordinario: esige attenzione all’essenziale del suo messaggio e della sua persona.
Accogliere Cristo è soprattutto “ascoltarlo”, mettersi in atteggiamento di ricettività, di accoglienza, più che di dare.
E’ ascoltandolo che si entra in comunione con Lui.
Mangiare insieme è segno di comunione. Per mangiare insieme a Cristo nella verità bisogna convertirsi.
La celebrazione eucaristica è anche un’azione di ospitalità nella quale accogliamo Cristo. E con lui accogliamo con amore tutti coloro che chiedono di stare con noi.

Riflessioni sulla liturgia della
17° Domenica del T.O. - C -


La preghiera ha valore davanti a Dio.
La supplica di Abramo è perché il Signore conceda misericordia alle città colpevoli, anche solo per la presenza di alcuni giusti. Purtroppo però questi non ci sono.
Rimane tutto il valore di intercessione di questa preghiera del patriarca, nostro padre nella fede.
Gesù prima dà l’esempio della preghiera, poi insegna il Padre Nostro, anzi chiama Dio semplicemente Padre, in modo famigliare.
Nella seconda lettura San Paolo pare spiegarci il perché Dio va invocato come Padre: attraverso la morte di Cristo i nostri peccati sono stati perdonati, il debito con Dio è stato pagato.
Il rapporto con Dio si vive all’interno dell’esistenza, nella fitta trama dei rapporti con le persone. La preghiera perciò è un fatto vitale prima che verbale.
La preghiera è coscientizzazione del rapporto con Dio, è nutrimento del rapporto personale con Lui; quando infatti non ci si parla più, lentamente si diventa estranei.
L’uomo incontra Dio nella preghiera. Poiché l’Eucaristia è un incontro, grandissimo rilievo ha nella celebrazione la preghiera eucaristica.
Essa è insieme rendimento di grazie, supplica, intercessione universale, e possiede gli aspetti molteplici della preghiera perfetta che ha salvato il mondo: quella di Cristo in croce.

Riflessioni sulla liturgia della
18° Domenica del T.O. - C -


La vera ricchezza è quella del bene compiuto.
Il libro del Qoelet considera la vanità delle cose umane: chi lavora, prima o dopo, lascia i suoi beni agli altri. La vita è fatta di dolori e di preoccupazioni.
Nel Vangelo Gesù rifiuta di dividere l’eredità di chi glielo chiede.
La morte è una realtà contro la quale non c’è alcuna sicurezza umana. Il giudizio divino dichiara stolto chi fa affidamento solo sui beni materiali.
L’importante è invece diventare ricchi davanti a Dio, cioè in amore ed opere buone.
Anche San Paolo, nella seconda lettura, manifesta concetti analoghi parlando della risurrezione dei cristiani. Questi è chiamato ad una vita celeste con il Cristo e deve vivere tenendo ben conto di questa prospettiva.
Il fondamento sicuro dell’esistenza di Dio è Lui solo. In Lui acquista significato anche l’uso delle cose, in sé buone. Non saranno più strumenti di divisione ma di comunione.
Pensando al Signore l’uomo non le tiene egoisticamente per sé, ma le trasforma in segno di amore.
Per partecipare alla santa Eucaristia è necessario essere “poveri”, cioè non attaccati alle ricchezze e alle cose materiali.
Soprattutto occorre riporre tutta la nostra fiducia in Dio e non nelle sicurezze umane. Allora Cristo sarà la nostra grande unica vera speranza.

Riflessioni sulla liturgia della
19° Domenica del T.O. - C -


Il cristiano sa essere sempre pronto.
Il brano della Sapienza ricorda i prodigi dell’Esodo, nella notte della liberazione: gli Ebrei pronti a partire, la colonna di fuoco, lo sterminio dei primogeniti egiziani. Sono i fatti della Pasqua.
L’atteggiamento del popolo è stato quello della veglia, nell’attesa del Signore.
Il regno di Dio, ricorda Gesù nel Vangelo, è più grande di quelli della terra. La privazione volontaria di cose terrene è la condizione per essere più disponibili a Dio. Gesù richiama tutti alla prontezza vigile e laboriosa, perché non si conosce l’ora della sua venuta ma si sa che essa ci sarà.
Come gli ebrei antichi, come i servi della parabola, i cristiani sono chiamati alla speranza. Questa si basa sulla fede, che ha, come dice la seconda lettura, in Abramo un protagonista esemplare.
La povertà, il distacco dai beni impegna tutto l’uomo, chiama in gioco tutte le forze e tutti i suoi legami.
Solo l’uomo che è capace di dare gratuitamente, senza protezione e senza dubbi, può veramente amare e mantenere questa donazione impegnativa fedelmente, per tutta la sua vita.
Una vita semplice, che fa un uso libero dei beni materiali necessari senza farne uno scopo di vita, si esprime come un atto di fede e di amore.
L’Eucaristia è una compartecipazione, è uno spezzare insieme il pane; è una riunione in cui si rinuncia ad un appropriarsi per invece condividere.
La nostra Eucaristia per essere autentica deve poter dimostrare che l’unica vera ricchezza è quella che si partecipa agli altri.

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